Interviste Primo Piano

#FaberRacconta: intervista con Lorenzo Tarchi e Leopoldo Marini di Ergon Research

9 Mar 2021

Torna #FaberRacconta, il format di interviste alle imprese protagoniste del progetto FABER. In questo secondo appuntamento, abbiamo potuto dialogare con Lorenzo Tarchi, CEO di Ergon Research, e Leopoldo Marini, il ricercatore vincitore della borsa durante la prima edizione. 

Ciao Lorenzo, ciao Leopoldo. Vi andrebbe di raccontarci la mission della vostra azienda? 

L.T.: Ergon Research nasce poco più di dieci anni fa, nel 2008, come Spin-Off dell’Università degli Studi di Firenze. In virtù di questa provenienza, si propone come una realtà direttamente connessa con il mondo della ricerca, insito nel DNA stesso dell’azienda. Difatti, tutti i soci hanno un background di tipo accademico e hanno svolto una regolare carriera all’interno dell’Università.

Veniamo dal mondo della “meccanica calda” e operiamo nel campo dell’ingegneria meccanica ed energetica: turbomacchine, settore aerospaziale, trasporti, sicurezza antincendio e distribuzione di energia. Progettiamo e offriamo soluzioni basate su  simulazioni e misure sperimentali nell’ambito della termo-fluidodinamica, in grado di prevedere i comportamenti di un macchinario o di un fluido.

Nel concreto ci occupiamo di trasferimento tecnologico. Dialoghiamo con realtà del campo ingegneristico, trasferendo il nostro know-how lì dove l’uso di alcune tecnologie non è così spinto. Lavoriamo sia con aziende multinazionali sia con imprese più piccole, alle quali offriamo anche servizi di consulenza. 

Qual è secondo voi il valore di avere giovani ricercatori all’interno del proprio team?

L. T.: Le figure che abbiamo introdotto sono tutte figure che provengono dal mondo della ricerca. Per noi è centrale avere all’interno della nostra azienda persone propense verso l’R&D. Questo in virtù del fatto che ‘fare ricerca’ per noi significa trovare una soluzione a un problema

Riteniamo che sia centrale che ci sia un contatto sempre più stretto tra imprese e ricerca. Già in Università, nel nostro settore, i professori forniscono ai propri studenti la possibilità di dialogare direttamente con le aziende. Anche del tessuto locale.
L. M.: In un mondo così competitivo, in cui le aziende si fanno concorrenza anche da diversi continenti, l’aggiornamento tecnologico richiede loro di tenersi sempre al passo con i tempi, in un mercato sempre più dinamico. Per questo, un’impresa che ha al proprio interno figure specializzate sempre più aggiornate e innovative non può che essere più competitiva.

Ogni azienda ha un legame stretto con il luogo in cui opera. Qual è l’impatto che il vostro operato può avere sul territorio?

L.T.: Collaboriamo a stretto contatto con l’Università degli Studi di Firenze, da cui proveniamo e con la quale siamo tuttora partner in progetti di ricerca e sviluppo. Inoltre, lavoriamo per Baker Hughes – Nuovo Pignone, una realtà locale fortemente conosciuta. 

Al contempo, viviamo, progettiamo e sperimentiamo contenuti tecnologici di cui possono usufruire le aziende del territorio, in settori come quello delle cartiere, dei filati e della ceramica.

Leopoldo, in quanto giovane ricercatore, qual è stato il valore di Faber per la tua carriera professionale? 

L.M.: Per me Faber ha rappresentato l’opportunità di uscire dall’università e di ritrovarmi in una realtà giovane e dinamica, nella quale si dava spazio agli argomenti alla base della mia ricerca accademica. Da un punto di vista della soddisfazione, per me è stato un traguardo importante, poiché mi ha permesso di continuare piacevolmente ad approfondire le tematiche che da anni sto studiando.